Aggiornato all’8 ottobre 2026 · A cura dell’Avv. Carmine Coviello

Confronto tra marchi anteriori prima di negoziare un accordo di coesistenza
Prima di negoziare la coesistenza occorre ricostruire titoli, prodotti e servizi, territori, uso effettivo e procedimenti pendenti.

In sintesi: durante un’opposizione, un accordo di coesistenza può trasformare il conflitto in regole verificabili, ma non basta una generica promessa di “non contestazione”. Il testo deve identificare i segni interessati, separare prodotti, servizi, territori e canali, disciplinare le forme grafiche ammesse, indicare che cosa accade alle domande pendenti e regolare futuri depositi, licenziatari, distributori, violazioni, cessioni e uscita dall’accordo. Il ritiro dell’opposizione va coordinato con obblighi reciproci già eseguibili e con il calendario della procedura.

Un’opposizione a una domanda di marchio non deve necessariamente concludersi con una decisione dell’ufficio. Se gli interessi commerciali sono compatibili, le parti possono negoziare un perimetro di convivenza e tradurlo in un contratto. L’obiettivo non è dichiarare astrattamente che due marchi “possono convivere”, ma ridurre in modo concreto il rischio di confusione e fissare obblighi applicabili anche quando cambieranno prodotti, mercati o società del gruppo.

La distinzione dall’approfondimento generale sul funzionamento degli accordi di coesistenza tra marchi è importante: qui l’attenzione è sulla redazione operativa quando un’opposizione è già pendente o imminente.

Che cos’è un accordo di coesistenza durante un’opposizione?

È un contratto con cui due titolari definiscono le condizioni alle quali useranno e proteggeranno segni uguali o simili. Secondo la WIPO, la coesistenza può essere organizzata delimitando territori e settori di attività. Nella pratica, il perimetro può riguardare anche prodotti, servizi, canali di vendita, clientela, elementi grafici e modalità di presentazione.

L’accordo è però un contratto tra le parti: non cancella automaticamente i motivi di rifiuto previsti dalla legge, non vincola soggetti terzi e non impedisce agli uffici di applicare le norme di propria competenza. Nel sistema del marchio dell’Unione europea, i motivi relativi di rifiuto e la procedura di opposizione sono disciplinati dal Regolamento (UE) 2017/1001 nella versione consolidata vigente. Per questo il contratto va coordinato con gli atti da compiere davanti a EUIPO, UIBM o all’autorità interessata.

Quando conviene negoziare e quando no?

La coesistenza può avere senso quando le imprese operano in segmenti realmente separabili, quando il conflitto riguarda solo una parte della specifica merceologica o quando modifiche verificabili al branding riducono il rischio. Può essere utile anche se entrambe le parti hanno interesse a evitare tempi, costi e incertezza di una decisione.

Non è invece una scorciatoia automatica. Prima di trattare occorre verificare la solidità dei diritti, l’uso effettivo, la reputazione del segno, i mercati futuri e il costo di una limitazione. La ricerca di anteriorità e la sorveglianza dei diritti permettono di capire se il conflitto è isolato o segnala un rischio più ampio. La guida sui controlli da svolgere prima del deposito aiuta invece a ricostruire le scelte che hanno generato la sovrapposizione.

Strategia preventiva per definire il perimetro di coesistenza tra marchi
Il perimetro negoziale deve riflettere l’uso reale e i mercati programmati, non soltanto i numeri delle classi di Nizza.

Quali verifiche fare prima della prima proposta?

Se il marchio è inserito in un’operazione societaria, questi controlli vanno raccordati alla due diligence IP prima del closing. Un accordo non censito può incidere sul valore e sulla libertà di utilizzo dell’asset.

Le clausole operative che non dovrebbero mancare

Clausola Che cosa deve definire Rischio se resta generica
Segni interessati Domande, registrazioni, varianti e loghi coperti Incertezza su rebranding e nuove versioni
Prodotti e servizi Elenchi positivi, esclusioni e possibili estensioni Conflitto quando l’offerta evolve
Territorio e canali Paesi, marketplace, app, social, domini e pubblicità Sovrapposizione digitale non prevista
Presentazione del segno Colori, elementi distintivi aggiuntivi, dimensioni e contesto Regole impossibili da misurare o far rispettare
Procedura pendente Limitazione, consenso, ritiro e sequenza degli atti Opposizione ritirata prima della prestazione altrui
Depositi futuri Notifica, consultazione, silenzio e soglie di contestazione Nuove opposizioni sullo stesso perimetro
Terzi collegati Licenziatari, affiliati, distributori, franchisee e aventi causa Elusione indiretta degli obblighi
Violazioni e rimedi Diffida, termine di correzione, urgenza, danni e risoluzione Reazione sproporzionata o inefficace
Durata e cambiamenti Cessione, cambio di controllo, cessazione e sopravvivenza Accordo inapplicabile dopo una riorganizzazione

Non basta indicare le classi di Nizza

La classe è un contenitore amministrativo, non una fotografia del mercato. Due servizi nella stessa classe possono essere lontani; attività collocate in classi diverse possono essere complementari. È quindi preferibile descrivere le attività consentite e vietate con linguaggio commerciale comprensibile, collegandole alle specifiche dei titoli ma senza sostituire l’analisi concreta.

Canali digitali, keyword advertising e domini

Molti accordi storici non prevedevano marketplace, social o annunci basati su parole chiave. Oggi occorre stabilire chi può acquistare determinate keyword, come presentare il marchio negli annunci, quali domini sono ammessi e come gestire account, handle e app. Se una parte opera attraverso distributori esteri, le regole devono essere coerenti con le clausole IP del contratto di distribuzione.

Analisi documentale delle clausole di coesistenza tra marchi
La redazione deve trasformare il compromesso commerciale in obblighi documentabili, controllabili e coerenti con la procedura.

Come coordinare l’accordo con l’opposizione?

La sequenza degli adempimenti è decisiva. La parte che ha presentato l’opposizione non dovrebbe rinunciarvi sulla base di intese non firmate o di obblighi ancora indeterminati. Normalmente il testo deve indicare chi deposita ciascun atto, presso quale ufficio, entro quale data e con quali allegati. Se la domanda contestata deve essere limitata, conviene rendere la nuova specifica parte integrante dell’accordo.

È utile distinguere almeno quattro atti: consenso alla registrazione, impegno a non opporsi entro il perimetro concordato, limitazione della domanda e ritiro dell’opposizione. Non sono formule intercambiabili. La guida su come usare l’opposizione per reagire a un marchio concorrente simile offre il contesto procedurale da valutare prima di rinunciare allo strumento.

Se le parti scelgono una soluzione assistita, la mediazione può essere prevista nel contratto o concordata successivamente. Le linee guida WIPO sul deposito di una mediazione evidenziano la natura consensuale del procedimento; gli esempi di mediazione WIPO in controversie IP mostrano come la soluzione possa comprendere licenze, pagamenti, modifiche d’uso e impegni commerciali più ampi di una decisione sull’opposizione.

Video di inquadramento: la registrazione del marchio

Nel video del canale COVIELLO LAW FIRM sono richiamati i motivi per cui la registrazione è centrale nella tutela del brand. L’accordo di coesistenza interviene in una fase diversa: gestisce il conflitto tra diritti o domande già esistenti. È possibile guardare il video sulla registrazione del marchio su YouTube.

Come gestire violazioni, espansione e cambio di controllo?

L’accordo dovrebbe prevedere una procedura graduata: comunicazione scritta con prove, termine ragionevole per correggere, eccezione per i casi urgenti e scelta del foro o del metodo alternativo di risoluzione. È utile stabilire quali condotte costituiscono violazione materiale e quali richiedono soltanto un adeguamento.

Servono poi regole per nuovi prodotti, acquisizioni e società del gruppo. Un’impresa può acquistare un marchio o un concorrente che cade nell’area riservata all’altra parte. La clausola di cambio di controllo deve chiarire se l’accordo prosegue, può essere rinegoziato o consente il recesso. Lo stesso vale per la cessione del marchio: il contratto deve stabilire se e come vincolare l’avente causa.

Checklist finale prima della firma

Domande frequenti

L’accordo obbliga EUIPO o UIBM a registrare il marchio?

No. Regola i rapporti tra le parti, mentre l’ufficio applica le norme e valuta gli aspetti di propria competenza. Il testo deve quindi essere coordinato con la procedura e non presentato come una garanzia di registrazione.

Il consenso e il ritiro dell’opposizione sono la stessa cosa?

No. Il consenso esprime una posizione sulla registrazione; il ritiro chiude l’iniziativa processuale dell’opponente. L’accordo deve descrivere l’atto richiesto e il momento esatto in cui compierlo.

È sufficiente separare i marchi per territorio?

Non sempre. L’e-commerce, la pubblicità online e i social superano i confini. Spesso servono anche limiti per prodotti, canali, clientela, presentazione del segno e campagne digitali.

Che cosa accade se una parte concede il marchio in licenza?

Il contratto dovrebbe imporre alla parte interessata di trasferire gli obblighi rilevanti al licenziatario e di rispondere delle violazioni previste. In assenza di questa clausola, la coesistenza può essere compromessa da soggetti formalmente estranei all’accordo.

L’accordo elimina la necessità di sorvegliare i marchi?

No. Occorre controllare sia il rispetto dell’accordo sia le nuove domande di terzi. La sorveglianza resta essenziale per decidere tempestivamente se negoziare, opporsi o intervenire con altri strumenti.

Valutare una soluzione negoziale senza perdere la posizione procedurale

Prima di limitare una domanda o ritirare un’opposizione, è opportuno verificare diritti, uso, mercati futuri e sequenza degli adempimenti. Per un’analisi del conflitto e la redazione delle clausole, consulta il servizio dello Studio dedicato alle opposizioni al marchio e alla gestione della trattativa.

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